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Il testimone invisibile: piccole riflessioni

IL TESTIMONE INVISIBILE: PICCOLE RIFLESSIONI 

180 minuti. No, non e’ la durata del film ma il tempo che avrà a disposizione il giovane imprenditore Adriano Doria (Riccardo Scamarcio), accusato di aver ucciso la sua amante Laura (Miriam Leone) per preparare la sua difesa insieme a un’importante penalista famosa per non aver mai perso una causa.

Tutti lo credono colpevole. Ma lo è davvero?

In un panorama cinematografico come quello italiano in cui i film di genere sono prodotti di scadente qualità, Il testimone invisibile si distingue per originalità e cura. Un film con un cast di tutto rispetto (Fabrizio Bentivoglio eccezionale), una trama mai banale e ricca di colpi di scena.

Per vedere il trailer ufficiale clicca qui

Il testimone invisibile è il remake del noir spagnolo CONTRATIEMPO, adattato per il cinema italiano dal regista Stefano Mordini insieme a Massimiliano Catoni.

Scorre piacevolmente, e’ una continua sorpresa scena dopo scena e, nonostante la massima attenzione richiesta allo spettatore a causa dei tanti dettagli, non annoia mai.

Mordini gioca con lo spettatore a un tira e molla continuo, basato sul DOPPIO e sul NIENTE E’ COME SEMBRA. Tante versioni della storia, tutte verosimili. Dov’è la verità? Doria e’ vittima di un complotto come sostiene o è davvero il colpevole del delitto? 

Miriam leone ne il testimone invisibile scena del delitto
 scena del delitto 

In questo gioco di sbalzi temporali , flashback e punti di vista spaiati, la suspence viene tenuta in allenamento costante e lo spettatore si sente investigatore alla scoperta di quel dettaglio che farà la differenza. E che i dettagli sono importanti Mordini ce lo ricorda spesso. 

Con richiami a Hitchcock e Polanski, il Testimone Invisibile rimane per me un piccolo gioiellino, interessante sotto quasi ogni punto di vista, dall’eleganza stilistica, alla maestosa fotografia noir resa sicuramente più “facile” dalla scelta delle location, di imbarazzante bellezza e suggestione, come le montagne del trentino.

Note personali:

  • Da un thriller psicologico mi sarei aspettata piu’ attenzione al rapporto fra i due amanti. Rimane tutto un pò superficiale e non detto e questo, più che una scelta stilistica, mi è sembrato un buco di sceneggiatura.
  • La scelta delle location rievoca il sapore delle atmosfere de IL CAPITALE UMANO di Virzì, così come la fotografia e lo schema “ più punti di vista della stessa storia”. Tra l’altro, neanche a farlo apposta, in entrambe le pellicole c’è Fabrizio Bentivoglio.
  • Coraggiosa la scelta di far uscire un film di genere il 13  dicembre, periodo in cui la fanno da padrone i cinepanettoni e film natalizi demenziali. Chapeau!
  • Miriam Leone la trovo perfetta nei ruoli in cui la bellezza più sfacciata viene messa al servizio di una sensualità sofisticata e ricercata. Mi ha ricordato il personaggio di Valeria Ferro che ha interpretato in NON UCCIDERE.

DICE IL REGISTA:

“Abbiamo deciso di lavorare per sottrazione: ci sono dei momenti, piuttosto rari, in cui i personaggi esplodono, e l’impatto è maggiore proprio perché si sono controllati per il resto del film, misurando le emozioni. Non abbiamo improvvisato nulla sul set, era tutto era studiato a tavolino nei minimi dettagli; per me questa è stata una novità, perché nei miei precedenti lavori ho sempre lasciato un ampio margine di manovra agli interpreti.

Per me e Riccardo è stato un set all’insegna della continuità; in fase casting avevo già in mente lui, era l’attore giusto per il ruolo di Adriano.”

DICE MIRIAM LEONE:

“Seguire una linea molto specifica nella recitazione è come camminare in bilico su una linea sottile, sembra facile ma non lo è affatto. Il mio obiettivo sottile, per esempio, era aggiungere un’innocenza nella colpevolezza di Laura. Il testo è stato la nostra guida principale sul set, ma quello che detta il cuore può influenzare l’intera ricostruzione. Una magia che accade solo sul set, quando si lavora tutti insieme e si vuole dare il massimo per aggiustare i volumi della frequenza migliorare l’armonia.”

DICE RICCARDO SCAMARCIO:

“Non mi era ancora capitato di fare un lavoro simile a quello affrontato con il personaggio di Adriano, che è un uomo che crede di avere il controllo degli eventi e proprio nel momento in cui raggiunge il vertice viene travolto dal suo stesso passato e dai fantasmi che credeva di essersi lasciati alle spalle.”

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