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Come affrontare la paura dell’aereo.

La paura di volare può nascere dalle più svariate ragioni, ognuno ha le sue, e non esistono di certo tecniche universali per affrontarla. Sarebbe troppo facile! 

Quello che ti dirò in questo articolo sarà il pensiero scaturito in base alla MIA esperienza, soggettiva. Personale ma non unica. Spero perciò che qualcuno possa ritrovarsi in queste parole. Aggiungo inoltre che non mi rivolgerò a chi ha paura dell’aspetto PRATICO dell’aereo (incidenti e catastrofi, altezza ecc…) ma a quello PSICOLOGICO.

Da cosa è nata la mia paura dell’aereo? Non dalla paura dell’aereo in sè. Non dalla paura di volare. Non soffro di vertigini, non ho paura che l’aereo possa cadere, se non la paura fisiologica che hanno tutti all’idea di un possibile incidente. 

La mia paura ha radici molto più profonde. Si tratta di COSA RAPPRESENTA per me l’aereo. 

Per me l’aereo è un luogo di costrizione e obbligo, un luogo dove la mia capacità decisionale viene meno, un luogo in cui non ho il CONTROLLO e devo AFFIDARMI a qualcun altro. 

Faccio un passo indietro: non sono una psicologa e non ho certo la pretesa di darti la soluzione al problema, posso però raccontarti come io ho cercato di affrontare e superare questa mia paura.  

A causa di questa paura, scatenata da un periodo di forte stress emotivo, ho iniziato a EVITARE tutto quello che potenzialmente poteva mettermi a rischio: metro, tram, e ovviamente aereo.

Situazioni soffocanti, e attivanti, come il tram e la metro, mi davano l’idea di essere più gestibili e che il livello di rischio fosse meno alto (avere la libertà di poter scendere al bisogno mi dava un margine di sicurezza al quale mi aggrappavo). L’aereo  per ovvi motivi no.

Amavo viaggiare, ma per 10 anni ho scelto di privarmene per salvaguardare la mia comfort zone e mettermi meno a rischio possibile. In questi dieci anni, che non ti racconterò in questo articolo tranquillo, sono cambiata molto, ho fatto un minuzioso lavoro su me stessa e mi sono psicanalizzata (e fatta psicanalizzare).

Mi sono resa conto che la relazione fra paura di stare chiusa in un aereo e il mio equilibrio psicologico era molto stretta. Che l’aereo era la rappresentazione lampante di un mio disagio, anzi il luogo in cui il mio disagio aveva la sua massima espressione.

Costrizione, perdita di controllo e affidabilità.

Mi sono presa del tempo, non ho avuto fretta di salire di nuovo sull’aereo. Anche se la voglia di viaggiare ancora era tanta (ma questo non me lo raccontavo perché noi, a dirci bugie, siamo bravissimi) ho aspettato. 

Forzarsi si, ma fino a un certo punto. Rischiare ma proteggendosi.  Cosa intendo? Che sicuramente non ci sarà mai il momento in cui SI È PRONTI in senso assoluto, ma esiste un momento in cui si è più PREPARATI a gestire eventuali situazioni di emergenza. Avevo la sensazione che fare tentativi di volo, senza prima lavorarci su, sarebbe stato disfunzionale. 

Avrei rischiato di avere un attacco di panico e, non solo di non mettere mai più piede su un aereo, ma anche di uscire di casa.

La paura dell’aereo è solo un sintomo, è la spia di un malessere ben più profondo. Agire sul sintomo senza risalire alla causa è del tutto inutile. Quello che consiglio è un percorso psicologico (non necessariamente la psicoterapia, io mi ci sono affidata ma non penso sia l’unica strada, ognuno deve trovare la sua!) ma mi piacerebbe suggerirvi 4 piccole tecniche e escamotage che possono aiutarci ad ingannare il cervello, che a volte è proprio scemo: 

  • Immaginare più scenari possibili e metterli nero su bianco. Stendere una vera e propria sceneggiatura del vostro viaggio in aereo fino a descriverne anche il colore dei sedili, chi è seduto a fianco a voi, le facce delle hostess e OVVIAMENTE ogni minima sensazione.  Scrivere di un problema, automaticamente lo ridimensiona. 
  • Non distrarsi troppo e non caricarsi di ansia anticipatoria. Trovare la giusta via di mezzo tra lo scacciare il pensiero e caricarsi di ansia ancora prima di averla. Il loop della paura di avere paura è dietro l’angolo. E vi assicuro che così facendo la paura arriva al 100%.
  • Legare il momento dell’aereo ad attività piacevoli come ascoltare musica, o fare quelle cose che nella quotidianità non abbiamo tempo di fare: un film, lavorare non per dovere ma per piacere, leggere. 
  • Focalizzare l’obiettivo del viaggio. L’aereo è SOLO un mezzo per arrivare a qualcosa: che sia un viaggio di lavoro o di piacere, rimane comunque un TRAMITE e spesso, è proprio la mèta a spaventarci. Se per esempio sto viaggiando per un progetto di lavoro molto importante e quindi con un grosso carico di responsabilità e di investimento in termini personali e professionali, probabilmente l’ansia dell’aereo sarà direttamente proporzionale. Non è l’ansia dell’aereo, ma di quello che c’è dopo, di quello che l’aereo RAPPRESENTA. 

Spero che questi suggerimenti possano esservi di aiuto ma mi piacerebbe anche ascoltare i vostri piccoli trucchetti per gestire situazioni come questa.

Negli ultimi due anni ho ricominciato a viaggiare prendendo più di 30 voli ma, poco più di 6 mesi fa ho avuto una piccola ricaduta: la paura e’ tornata a trovarmi e oggi sto cercando di rimettere nuovamente insieme i pezzi del puzzle. Ancora non riesco a immaginare quali saranno gli sviluppi di questa storia ma vi terrò aggiornati, sperando di scrivervi presto da 10.000 metri di altezza perchè il mondo, da lassù, è proprio bello!

A presto!

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