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BUIO, I CONTRASTI DEL NOIR

Una volta eravamo maestri dei film di genere, poi ci siamo un pò persi per strada, tra tentativi fallimentari e scimmiottanti del cinema che fu. L’opera prima di Emanuela Rossi BUIO, mi ha fatto ben sperare in una ripresa di questo filone cinematografico. Anzi più che di ripresa, parlerei di nuova nascita.

BREVE TRAMA (no spoiler): Tre sorelle, Stella, Luce e Aria (Denise Tantucci, Gaia Bocci, Olimpia Tosatto ) vivono rinchiuse in una casa piena di contrasti, dopo che l’esplosione del sole ha decimato l’umanità. La madre è morta e il padre (Valerio Binasco) esce ogni giorno con la tuta termica e la maschera antigas per procacciare il cibo e racconta un mondo esterno pericoloso e apocalittico. Un giorno il padre non rientra a casa e la figlia maggiore Stella decide di prendere in mano la situazione e uscire e scopre che…

È un film che definirei claustrofobico, giocato su contrasti e ambiguità, ricco di dettagli mai lasciati al caso e riferimenti cinematografici raffinati. La costrizione domestica mi ha fortemente ricordato THE OTHERS (Vi ricordate? Protagonista Nicole Kidman e i suoi figli affetti da una malattia che non permette loro di esporsi alla luce del giorno senza gravi conseguenze per la loro salute); le inquadrature delle tre sorelle una in fila all’altra mi hanno subito riportato alle gemellino di SHINING , e il tema del “non guardare la luce” al recente BIRD BOX. 

Ogni capitolo di BUIO viene annunciato da un disegno fatto a mano con colori pastello che richiama il mondo dell’infanzia, e questo l’ho trovato un dettaglio incredibilmente interessante che gioca sul contrasto fra come DOVREBBE essere l’infanzia e come È l’infanzia delle tre sorelle. Quando leggevo la critica di questo film notavo che veniva spesso descritto come FAVOLA DARK, soprattutto in relazione alla fotografia (indubbiamente cupa). Ora che l’ho visto posso dire che nulla è più dark (o noir come preferisco dire io) di quella suddivisione in capitoli. Mi ha lasciato un profondo senso di angoscia e incertezza. 

Se dovessi scegliere una parola per definire questo film sceglierei CONTRASTO. Il contrasto della scenografia che ti fa perdere il senso del tempo e dello spazio. Le tre sorelle vivono in una casa dove passato e presente si mescolano, confondendo le idee e non lasciando trapelare nulla della dimensione spazio temporale nella quale vivono. I mobili sono di antiquariato, ma le luci al neon ultramoderno. La musica evidenzia sfacciatamente questo CONTRASTO. Si passa dalla musica classica, a REALITY de Il tempo delle Mele, al rap di oggi. In che luogo siamo? In che tempo siamo? Nel presente o nel passato? O forse nel futuro? Ma anche il contrasto dei costumi. Tute termiche e maschere antigas ma anche camicie da notte caste e angeliche delle tre giovani donne.

Il contrasto raggiunge la sua massima espressione nel rapporto genitore-figlio. La figura del padre è ambigua. Ogni suo gesto sottintende un pensiero contrario. Abbracci e carezze non rappresentano amore paterno ma dominio, potere, maschilismo allo stato puro. Una figura paterna raccontata dal punto di vista femminile delle tre figlie che, pure loro, lasciano trapelare amore e devozione da un lato, e timore e angoscia dall’altro.

Scelta attoriale direi perfetta.

Valerio Binasco in un ruolo per niente facile e direi quasi scomodo. Viviamo in un paese dove raccontare un padre padrone è quasi un tabù e dove gli attori sono sempre più restii nell’accettare ruoli negativi. Binasco è un grande attore di teatro e ha saputo trovare la chiave per entrare nei panni di un personaggio malato e socialmente inaccettabile. 

Denise Tantucci sorprende sempre. Giovane ma di esperienza e soprattutto dotata di quell’elemento indispensabile che è la sensibilità artistica di entrare con delicatezza nell’animo di un personaggio e farlo proprio. Stella è la donna di casa, ricopre effettivamente il ruolo di mamma (a tratti anche quello di moglie?) prendendosi cura delle sorelle più piccole. Le pettina, insegna loro la geometria e la matematica, gli fa fare sport, in poche parole dà loro un programma giornaliero per tenerle attive e impegnate. Non è certo un ruolo “facile” di quelli che impari due battute e via (non dovrebbe mai essere così intendiamoci!) ma un ruolo al quale prepararsi, un personaggio da analizzare e vivere in tutte le sue emozioni. Stella deve farsi carico delle responsabilità e del senso di colpa che il padre (padrone) insinua in lei quotidianamente per la morte della madre (è bene non dire di più). Stella è giovane ma allo stesso tempo porta già i segni sul viso di chi ha sopportato molto.

Il film è uscito nella sala virtuale di MY MOVIES durante il lockdown, curiosa coincidenza se pensiamo che nel film si parla proprio di isolamento da apocalisse. Personalmente l’ho trovato un buon film, ricco, di cura, di dettagli, di emozioni ma, proprio per questo forse mi aspettavo un finale meno sbrigativo e più accurato e realistico. Non voglio svelare di più perché la forza di BUIO sta anche nella suspence che crea e nei piccoli colpi di scena che ci regala. Spero che segni il recupero di quel filone cinematografico del quale siamo stati indiscussi maestri, le carte vincenti le ha tutte.

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