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7 MONOLOGHI DI FILM STRANIERI CHE MI PIACCIONO:

Torniamo a parlare di cinema. A volte mi capita di riguardare solo alcuni pezzi di film solo per la bellezza di alcuni monologhi che mi fanno riflettere, piangere, sognare o ridere, o semplicemente per la bravura degli attori.

Quelli che ve ne elenco 7 che fanno parte di film che ho amato per intero. Ognuno di questi mi suscita pensieri e riflessioni diverse, ma tutti mi emozionano fortissimo e mi hanno ispirato nella vita.

LA 25^ ORA, con  Edward NortonBarry PepperPhilip Seymour Hoffman 

IL CURIOSO CASO DI BENJAMIN BUTTON, con Brad PittCate BlanchettTilda Swinton 

AMERICAN BEAUTY, Kevin SpaceyAnnette BeningThora Birch

THE BIG KAHUNA, con  Kevin SpaceyDanny DeVitoPeter Facinelli

FIGH CLUB, con Brad PittEdward NortonMeat Loaf 

THE HOURS, con Meryl StreepNicole KidmanJulianne Moore

LA LEGGENDA DEL PIANISTA SULL’OCEANO, con  Tim RothPruitt Taylor VinceMélanie Thierry |

Mi piacerebbe sapere quali sono i vostri e creare un post con tutti i vostri suggerimenti. Fatemi sapere!

A presto!

Lavinia

LA CASA DEI MIEI SOGNI

A volte ci facciamo condizionare dai sogni degli altri tanto da farli propri. Ultimamente, complice una marea di tempo per riflettere e mettersi in discussione, ho capito che non voglio tutto quello che pensavo di volere.

Sono nata e cresciuta in città e non ho mai immaginato un progetto di vita al di fuori di essa. Anzi spesso quando mi veniva chiesto se avrei mai abitato in campagna o al mare, rispondevo:” meglio una bella colata di cemento!”.Nessuno mi ha abituato al contatto con la natura, e quando non si conosce qualcosa, spesso, se ne ha paura. Piano piano sto cercando di scoprirne la bellezza, il candore e il senso di libertà che può regalarci. Sento che sta nascendo in me il desiderio di trasformare la vita da cittadina incallita business oriented, in una vita fatta di cose semplici, che rispecchiano la mia indole semplice e genuina, magari in montagna o sul lago. Insomma, una vita su misura. Sto cercando di disegnare la mia casa dei sogni, di averla bene impressa nella mia mente. Ovviamente non ho ancora le idee chiare, ma il web ci offre molte ispirazioni e vorrei condividerle con voi.

ZONA LIVING:

Vorrei un ambiente caldo e accogliente perché sarà sicuramente la zona nella quale trascorrerò la maggior parte del mio tempo; luminosa, spaziosa e con un grande divano

UN ANGOLO DOVE LEGGERE:

Di fondamentale importanza è avere uno spazio in cui leggere, dove rifugiarsi e viaggiare con la mente

LA CUCINA:

Non c’è più bisogno che vi dica quanto mi piaccia mangiare e cucinare, è un luogo di felicità. In cucina non deve mancare niente, tutto deve essere ordinato e preciso e ovviamente gli spazi devono abbondare, perché io sono maldestra e intruppo ovunque.

LA SALA DA BAGNO:

Volevo la doccia e ho scelto una casa con la doccia, poi volevo la vasca e ho scelto una casa con la vasca. Non so scegliere, nel dubbio, entrambe.

CAMERA DA LETTO:

Quanto ci piace dormire? A me non tanto. Ma visto che va fatto, allora lo voglio fare per bene!

LA CANTINA:

Il mio paradiso. Potenzialmente potrebbe diventare la camera da letto.

ZONA RELAX:

E poi ci sono gli spazi esterni, quelli degli aperitivi in primavera, delle tazze di cioccolata bollente in inverno, magari con qualche cuscino e copertina calda…

Ovviamente queste sono foto molto patinate e “perfettine”, casa mia la immagino molto più informale e meno leccata. Chic ed elegante ma semplice e accogliente. Una casa dove tutti possano sentirsi a casa <3

A presto!

Lavinia

10 FILM A SFONDO PSICOLOGICO

Il cinema e la psicologa sono due mie grandi passioni, e se ci pensate bene non sono così distanti fra loro. In tutti i film c’è uno sfondo psicologico che riguarda i personaggi, i loro gesti, i loro pensieri e le i loro vissuti, ma in alcuni più di altri, la psiche e i suoi giochi ricoprono un ruolo fondamentale.

Qui di seguito 10 dei film a sfondo psicologico che ho amato di più.

Blue Jasmine (Woody Allen, 2013) – Jasmine è sposata con un ricco uomo d’affari che viene pero’ arrestato per frode fraudolenta. Giunge cosi al termine la sua vita privilegiata e agiata e inizia il suo tracollo personale e finanziario che la porta all’abuso di alcol e psicofarmaci. Cate Blanchett è a dir poco straordinaria.

CAST:  Cate BlanchettAlec Baldwin

TRAILER:

The Hours  (Stephen Daldry, 2002) – Assolutamente uno dei miei film preferiti di sempre. Tre donne, tre epoche diverse accomunate dalla depressione e dal comando di Virginia Wolf Mrs Dalloway. Attraverso un particolare intreccio narrativo le storie delle 3 donne si intrecceranno.

CAST: Meryl StreepNicole KidmanJulianne Moore 

TRAILER:

Shutter Island (Martin Scorsese 2009) – Rachel Salado, paziente del manicomio criminale sull’isola di Shutter, scompare all’improvviso. L’agente federale Teddy Daniels, affiancato dall’ufficiale Chuck Aule, deve indagare per risolvere il mistero.

CAST: Leonardo DiCaprioEmily MortimerMark Ruffalo 

TRAILER:  

American Sniper (Clint Eastwook, 2015) Chris Kyle è il soldato più letale della storia, ma quando torna dalla su missione in Iraq deve fare i conti con una realtà’ che non gli appartiene più e l’insorgere del disturbo post traumatico da stress che gli renderà insostenibile la sua stessa esistenza.

CAST: Bradley CooperSienna MillerKyle Gallner

TRAILER:

Il cigno nero (Darren Aronofsky, 2010) – Nina Sayers è una promettente ballerina che viene scelta da un’importante compagnia come prima ballerina. Il rapporto complesso con la figura materna e la competizione con le altre ballerine metteranno in luce i disturbi psichici di Nina, tra allucinazioni, visioni, rancori ed invidie sempre più forti.

CAST: Natalie PortmanMila KunisVincent Cassel 

TRAILER:

Come affrontare la paura dell’aereo.

La paura di volare può nascere dalle più svariate ragioni, ognuno ha le sue, e non esistono di certo tecniche universali per affrontarla. Sarebbe troppo facile! 

Quello che ti dirò in questo articolo sarà il pensiero scaturito in base alla MIA esperienza, soggettiva. Personale ma non unica. Spero perciò che qualcuno possa ritrovarsi in queste parole. Aggiungo inoltre che non mi rivolgerò a chi ha paura dell’aspetto PRATICO dell’aereo (incidenti e catastrofi, altezza ecc…) ma a quello PSICOLOGICO.

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Pullman Timi Ama: 20 anni di arte e benessere

Estate più particolare di questa penso che non ci sia mai stata. Tutto incerto fino all’ultimo momento, si parte o non si parte? Quale sarà un luogo dove sentirsi al sicuro? Prendiamo una casa o andiamo in hotel? Queste le domande che tutti ci stiamo ponendo in questo periodo così surreale. Diciamo che noi, Covid a parte, andiamo sempre alla ricerca di oasi di pace e tranquillità. Per noi le cose sono cambiate ma, da questo punto di vista, non più di tanto. Per noi vacanza significa relax e dolce far niente, vuol dire goderci ogni piccolo momento e affrontare la giornata lentamente, seguendo i ritmi della natura.

Proprio per questo da ormai qualche anno scegliamo di passare qualche giorno di relax in Sardegna al Pullman Timi Ama (che questa anno compie 20 anni!), un angolo di paradiso circondato da fenicotteri rosa, palme e mare cristallino di cui vi ho parlato spesso (clicca QUI)

Il Pullman Timi Ama, rinnova la sua attenzione per il benessere psicofisico creando la PAUSA ATTIVA, per regalare una vacanza da sogno che sappia conciliare relax, benessere e buona cucina, il tutto immersi nella pace del mare della Sardegna. La nuova offerta si basa sui 6 pilastri che caratterizzano il soggiorno: DESTINAZIONE, SPORT, RISTORAZIONE, SONNO, CURE E BELLEZZA

DESTINAZIONE: Come vi dicevo il Pullman Timi Ama è un vero e proprio paradiso e, la  valorizzazione del territorio è uno dei punti cardine della filosofia del resort. Infatti, in collaborazione con l’associazione Onlus Mari Nostru il Pullman Timi Ama si schiera in difesa dell’ambiente e in particolare dell’Area Marina Protetta Capo Carbonara. La location è incredibilmente emozionante: impossibile non ammirare il volo dei fenicotteri rosa al tramonto o sedersi sulla terrazza per godersi i giochi di luce che formano le palme riflesse sulla piscina all’imbrunire.

SPORT: Gli ampi spazi del Pullman consentono di provare tutta una serie di attività fisiche legate alla natura circostante come il paddle yoga sull’incredibile mare cristallino della Sardegna.

RISTORAZIONE: anche quest anno ci siamo goduti i vari ristoranti della struttura (La Veranda, I Ginepri e il Mediterraneo) con menù sempre nuovi e attenti alle esigenze di tutti. Innumerevoli opzioni vegetariane anche per me che solitamente mi trovo in difficoltà soprattutto in luoghi così autentici e genuini.

SONNO: in vacanza spesso abbiamo fretta di fare mille cose, di provare quello o quell’altro, mentre invece il vero lusso è riappropriarsi del proprio bioritmo e ristabilire un equilibrio psicofisico indispensabile per poter condurre una vita sana. Il Pullman per propiziare la qualità del sonno offre, una volta rientrato in camera, all’ospite curista una tisana rilassante da preparare e, volendo, anche il video della coach statunitense Sarah Hoey con la evening yoga routine da fare 5 minuti prima di mettersi a letto.

CURE E BELLEZZA: Alla linea naturale francese Thalassa Sea & skin 100% ecosostenibile è affidata tutta la parte dedicata alla bellezza e alla cura del corpo. Inoltre chi vorrà potrà eseguire un vero e proprio test della pelle con Pro Shape per capire quali siano le proprie esigenze, i prodotti e i trattamenti più indicati. 

Ogni anno mi piace dedicarmi quei 50 minuti di massaggio che annientano le mie tensioni e mi rimettono in pace con me stessa. Consiglio spassionato: passate qualche ora nelle piscine della spa e concedetevi qualche minuto nella stanza del sale che ha un’alta concentrazione di calcio, iodio, fluoro, rame, potassio e magnesio. Vi lascio un piccolo specchietto delle loro proprietà che potrà sicuramente esservi utile:

calcio (ideale per rafforzare le ossa e rafforzare le difese immunitarie)

iodio (aiuta a ridurre lo strato lipidico del corpo)

fluoro (supporta il sistema immunitario e rende i denti più sani e resistenti)

rame (favorisce la circolazione del sangue e abbassa i livelli di zucchero)

potassio (prezioso alleato della salute dei muscoli)

magnesio (rilassante per il corpo e per la pressione)

ARTE AL PULLMAN TIMI AMA

Come ormai sapete, il Pullman Timi Ama ha un occhio di riguardo verso il mondo dell’arte e della cultura e con l’iniziativa ARTIST PLAYGROUND, dà modo ad artisti e designer di esporre le proprie opere all’interno della struttura. In occasione dei 20 anni del Pullman Timi Ama, per tutta la stagione, il resort ospiterà l’installazione ANIMALS RESIN’ART dello scultore Nicolas Tempé: i protagonisti saranno gli iconici BIGFOOT realizzati in resina colorata della collezione “Synaps”, veri e propri guardiani della struttura.

La storia di Nicolas Tempé é molto affascinante. È una storia che parte dal cuore delle montagne dell’Ardèche per arrivare oltreoceano alla Disney. Nicolas spinto dal padre, affronta studi tecnici  che però non appagano dal tutto il suo istinto creativo e il suo animo affamato di arte (ma gli saranno comunque molto utili in futuro). Così nel 1998, decide di rilevare l’azienda di famiglia ATAN (specializzata nella produzione di calzari  da surf in lattice distribuiti in tutto il mondo) e sviluppare parallelamente una nuova attività più artistica: MORPHOTEX. Grazie alla sua formazione tecnica unita ad un, esperienza decennale e ad un senso artistico di rilievo, è in grado di soddisfare ogni richiesta di ogni cliente. Questo lo ha portato, con pazienza e determinazione a raggiungere importanti obiettivi come per esempio firmando molte opere di celebrità e di aziende internazionali come la Diseny e persino per Il presidente Francese. 

“Provo profonda ammirazione per una frase del grande Picasso: l’arte spazza la nostra anima dalla polvere della quotidianità. È uno dei motivi per il quale ho sempre amato integrare il talento creativo nei resort che ho avuto il piacere di dirigere.” Commenta Patrick Recasens, General Manager del Pullman Timi Ama, e continua “un colpo all’anima, una bellezza inconfondibile, un’emozione sublime: è questo che provoca l’Arte e, al Pullman Timi Ama Sardegna, si riflette in un tema diverso ogni anno, attraverso giochi di materie e colori, portando ispirazione e creatività in qualsiasi ambiente.”

Un’ultima nota non proprio indifferente, sopratutto per le persone attente come me: il Pullman Timi Ama ha ricevuto l’etichetta ALL SAFE. Ciò significa che è perfettamente in linea con le norme anti-covid grazie ai protocolli igienico-sanitari che ha adottato. Già mi sentivo al sicuro, ora anche protetta <3

MOMA RESTAURANT: RICERCA ED AUTENTICA ELEGANZA

Come vi raccontavo nel post precedente (che trovate qui) sono tornata a Roma dopo 6 mesi di assenza. È stata la mia prima notte fuori casa, il mio primo caffè al bar e la mia prima cena fuori.

È stato un bel ritorno. Ho ritrovato la mia bella Roma, più vuota sicuramente, ma con quella luce che lei sola ha. Ho passeggiato per le sue meravigliose vie, mi sono persa nella sua storia fatta di genuina romanità e di profumi autentici.

Ogni volta che torno a Roma non posso fare a meno di passeggiare per Via Veneto e godermi l’atmosfera senza tempo della dolce vita. Via Veneto ha visto passare gli attori e le attrici più grandi del nostro cinema, ma è anche la via dei bistrot e dei ristoranti.

Avevo sentito parlare della cucina del Moma Restaurant firmata Andrea Pasqualucci (Una Stella Michelin) da persone di cui mi fido ciecamente in fatto di cibo e così ho colto la palla al balzo.

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Il mio primo viaggio dopo il lockdown e un soggiorno da favola a Roma

Riprendere in mano le nostre abitudini non è stato certo facile, ognuno ha reagito in modo diverso alla situazione e con i suoi tempi. C’è chi non vedeva l’ora di tornare al ristorante o dal parrucchiere e chi, come me, ha aspettato qualche giorno in più per sentirsi ancora un pò al sicuro. Col passare dei giorni nasceva sempre più forte dentro di me il desiderio di riappropriami della mia splendida quotidianità fatta di cene fuori, incontri e viaggi. Ho pensato che in sicurezza si può fare davvero tutto e che continuare a privarmi di quei momenti mi stava facendo più male che bene. Ovviamente per il mio primo viaggio non potevo che scegliere Roma, la mia amata Roma. Tornarci dopo tutti questi mesi di lockdown è stato ancora più emozionante. 

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BLUE MONDAY: L’INTERPRETAZIONE DEI SOGNI

Dopo il BLUE MONDAY settimanale con Giulio Scarano (per chi non lo sapesse, ogni lunedì in diretta Instagram alle 19,30) mi faceva piacere fare un piccolo recap sull’ultimo tema che abbiamo affrontato: i SOGNI. 

Mi ha sempre affascinato molto il mondo dei sogni perché notavo che raccontavano di me ciò che io facevo fatica a fare. Mi suggerivano qualcosa, che spesso non riuscivo a decifrare, qualcosa che mi sfuggiva.

La mia maggiore attività onirica avviene nei momenti di grande evoluzione emotiva, quei periodi in cui sono sotto stress o in fase di cambiamento, periodi in cui lavoro molto con la psicanalisi. In quei momenti essendoci una intensa attività cerebrale, i sogni prendono le forme più strane e direi anche interessanti. Avrò avuto 11 o 12 anni quando lessi per la prima volta “L’interpretazione dei sogni” di Freud, a pensarci bene troppo pochi, e ne rimasi talmente affascinata che mi promisi di leggerlo in ogni fase importante della mia vita, di cambiamento e evoluzione. E così è stato.

È un testo che mi ha offerto numerosi spunti di riflessione e mi ha aperto gli occhi su varie questioni, ed è per questo che vi consiglio di leggerlo.

Cos’è il sogno?

Secondo Freud il sogno è il film dei nostri desideri inibiti, cioè la rappresentazione di desideri che la coscienza non sostiene e che non vuole ci vengano rivelati. La coscienza esercita infatti una censura psichica impedendo a quei desideri di emergere.

È importante sapere infatti che i sogni si dividono in due contenuti: un contenuto LATENTE e un contenuto MANIFESTO.

Il contenuto manifesto è il sogno in sé e per sé. il contenuto latente, ciò a cui il sogno nascostamente allude. Il sogno spesso rappresenta la soddisfazione di un desiderio inaccettabile, ed è per questo che la mente mette in atto la CENSURA. 

La censura è una vera e propria autodifesa che inconsciamente mettiamo in atto per non dare luce ai nostri pensieri piu incosci, a volte orribili e per questo vergognosi. In poche parole il nostro cervello si difende da se stesso.

Come funziona il sogno? 

Freud distingueva varie fasi:

  • Condensazione: in questa fase un’idea o un’immagine del sogno si fondono ai ricordi e ai pensieri.
  • Spostamento: in questa fase spostiamo la carica emotiva da un soggetto ad un altro 
  • Drammatizzazione: le emozioni e le varie situazioni si manifestano in sequenza movimentata.
  • Simbolizzazione: consiste nell’utilizzo da parte dell’inconscio di simboli sostitutivi delle cose.
  • Rappresentazione per l’opposto rielaborazione secondaria: si verifica nel momento in cui ci si risveglia, cioè quando la coscienza, rientrata in azione con tutte le sue forze, ostacola il ricordo della trama del sogno.

Una volta, beh più di una effettivamente, feci un sogno che mi turbò parecchio, così chiesi alla mia psicoterapeuta :” Cosa significa Dottoressa?” E lei rispose: ” Per te cosa significa?”
Questo per dire che nessuno ci potrà mai dare la giusta interpretazione dei sogni, perché quella giusta solamente noi siamo in grado di darla. Il terapeuta ci può aiutare a raccogliere i pezzi che ci siamo persi per strada, supportandoci nella nostra ricostruzione personale.

TIPS E SUGGERIMENTI – Come non dimenticare i sogni

In base alla mia esperienza, cerco di annotare i sogni non appena mi sveglio, che sia notte fonda o mattina non importa. Ho bisogno di afferrare più dettagli possibili impedendogli di svanire nell’inconscio.

  • Mi sveglio, non mi muovo, non faccio niente. Penso al sogno e cerco di mettere a fuoco tutto quello che ricordo.
  • Mi concentro sugli oggetti, sulle persone ma sopratutto sulle emozioni. Non dimenticare mai che del sogno è fondamentale come TU TI SENTI, COSA PROVI più di quello che accade effettivamente.
  • Prendo nota su un diario di tutto quello che ricordo. Se ho l’impressione di non ricordare alcune cose non fa niente, annoto quello che mi viene in mente partendo da come mi sento al risveglio. Alcune sensazioni del sogno rimangono per alcuni minuti e potrebbero essermi utili per ricostruire ciò che stavo sognando.

Fammi sapere se questi spunti ti sono stati utili e se hai qualche curiosità!

A presto

Lavi

6 luoghi italiani da visitare per rivivere le emozioni dei film:

Ti piace il cinema? Ami viaggiare? Forse questo e l’articolo che fa per te!

L’Italia è così bella che registi e produttori di tutto il mondo l’hanno scelta come set per i loro film. In un periodo storico come questo dove il nostro turismo ha bisogno di riprendersi, ecco 6 luoghi meravigliosi che sicuramente avrai visto nei film e che vale la pena visitare.

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COME AFFRONTARE LA PAURA DEL GIUDIZIO DEGLI ALTRI

Uno delle più grandi paure che mi hanno complicato la vita è la paura di esporsi e del giudizio degli altri.

Quando ero più piccola pensavo che si trattasse di semplice timidezza, e forse in minima parte era anche vero. Ma in minima. Crescendo invece mi sono accorta che quella apparente timidezza nascondeva la paura di essere giudicata e, ancora più profondamente, la sensazione di essere inadeguata e poco presentabile al mondo esterno.

Ero afflitta dal non sentirmi all’altezza di fare qualsiasi cosa, ero iper critica verso me stessa, pensavo di non valere abbastanza. Sentivo che mi mancava sempre qualcosa. Combattevo continuamente con un’idea massimale di perfezione da raggiungere tanto da sentire di non potermi permettere errori o defaillances. 

Il valore che davo a me stessa era direttamente proporzionale al valore che mi davano gli altri. Questo mi portava a mettere da parte la mia personalità, i miei punti di vista e le mie opinioni, per aderire a quelle degli altri e azzerare (secondo me) il rischio di non piacere. Se vogliamo, in questo atteggiamento si nasconde anche una certa arroganza. Voler piacere a tutti è, a tutti gli effetti, una forma di arroganza e insicurezza. Un bel mix direi.

Forse questo è stato l’errore più grande. Il sentire di non potermi permettere il LUSSO di essere me stessa. Le domande più frequenti che il mio inconscio si faceva, erano :

“Come dovrei comportarmi in questo momento?” “Che cosa penseranno di me?”

Volevo essere accettata e amata da chi mi circondava, nient’altro.

Da dove veniva la mia paura di non essere accettata? Certo, negli anni ho fatto un’attenta analisi andando a ritroso nel tempo per capire quali fossero le ragioni, e anche le prime avvisaglie del mio malessere. E le ho trovate. Ma ho anche capito che non posso cambiare il passato, ma il presente cercando una SOLUZIONE al problema. “L’EVITAMENTO” È UNA FINTA SOLUZIONE.

LE MIE SOLUZIONI:

  • Smettere di voler piacere a tutti i costi a tutti. SPOILER: non piacerai a tutti. Fattene una ragione.
  • Chi ti giudica non definisce te, ma se stesso. Questo mantra l’ho fatto mio e penso che non ci sia niente di più vero. Fermati a riflettere sui giudizi che dai tu sugli altri e noterai come le tue parole dicano di te piuttosto che di chi giudichi.
  • Ridimensionare. Le nostre aspettative sono MASSIMALI. La perfezione non esiste e ammorbidirci ci farà vivere con più serenità e leggerezza.
  • Smettere di pensare che gli altri stiano sempre pensando a noi. Guarda che non è così. Ci convinciamo di questo per sentirci importanti, ma ti assicuro che gli altri hanno le loro cose per la testa.
  • Smettila di interpretare un ruolo. A questo proposito avevo letto da qualche parte la storia della pecora nera e della pecora bianca. In un gruppo ci sono le pecore bianche che cercano di adattarsi agli altri, non esprimono opinioni ma anzi si adeguano a quelle degli altri, e le pecore nere che sono i bastian contrario, quelli che vogliono a tutti i costi essere un pò alternativi e diversi. Sia le pecore bianche che le pecore nere temono il giudizio degli altri. Poi c’e’ una piccola percentuale, piccolissima, di pecore che se ne fregano degli altri, e che hanno deciso di non aderire a nessuno se non a loro stesse. Non assecondano, vivono di autenticità. Ecco, sii una di loro.

Per quanto possa sembrarti strano, queste soluzioni miglioreranno la tua paura di esporti. Ti renderanno finalmente libero, perché non c’è schiavitù più grande del sentire di non potersi permettere di essere chi vuoi essere.

A presto

Lavinia

Come sono diventata vegetariana

Sono stata una bambina senza appetito e molto schizzinosa. Le uniche cose che mangiavo di gusto erano gli spinaci e tutti i cibi che li contenevano (andavo matta per le Girelle Findus ve le ricordate?) le melanzane fritte panate, e il pane con l’olio e il pomodoro, merenda che mi preparava sempre la mia nonnina Elsa. 

La carne non era contemplata nella mia mente, ogni volta che me la ritrovavo nel piatto provavo un senso di disgusto e nel mangiarla la sentivo “ciancicona”, non andava né su né giù. C’è da dire che a casa mia l’unica carne che si mangiava era il prosciutto, il petto di pollo di tanto in tanto e l’hamburger, o carne schiacciata come lo chiamavo io… e sempre in quantità moderate. Tenete conto che mia madre è nata e cresciuta in Toscana e questo anziché avvicinarla, l’ha allontanata da quell’abuso di carne che veniva fatto a casa sua.

Insomma vi dicevo che ero disgustata dalla carne, non volevo mai mangiarla, ma comunque sono figlia di una generazione che “mangia la carne che ti fa bene” e quindi, a fatica, dopo averla masticata per svariati minuti, la mandavo giù.

Crescendo, questo disgusto non è svanito e ogni volta che andavo a cena fuori ordinavo un primo e mai un secondo. A 20 anni stavo con un ragazzo che definire carnivoro è dire poco. Ha cercato in tutti i modi di farmi piacere la tartare, il maialino sardo e compagnia bella, con scarsissimi risultati. 

A 26 anni anni ho deciso di abolire la carne rossa e di concedermi di tanto in tanto un petto di pollo biologico e qualche scatoletta di tonno. In quel periodo facevo tantissimo sport e quel tipo di carne mi dava un pò più di forza muscolare. La mangiavo più per senso del dovere che per piacere. Assurdo. C’erano giorni in cui la mandavo giù e giorni in cui anche solo l’odore mi disgustava. A 28 anni ho eliminato definitivamente la carne e dopo qualche mese anche il pesce. Per me è stata un liberazione, come se avessi iniziato a rispettare davvero il mio corpo e la mia mente. Oggi a tavola sono davvero io.

Inizialmente non è stata una scelta etica ma con il tempo, documentandomi sempre di più sul trattamento degli animali e di quanto gli allevamenti intensivi incidessero sul nostro povero ecosistema, lo è diventata. Non sono una di quelle integraliste che dice “assassino se mangi la carne”, però credo fermamente che ci sia modo e modo di mangiarla. Un modo più consapevole.

Il mio compagno non è vegetariano  né gli chiederei mai di diventarlo, è un cambiamento che deve nascere da dentro, un’esigenza che la persona stessa deve sentire. Un pò come lo smettere di fumare. Non ho problemi nel cucinare carne o pesce per lui  (non mi chiedete di pulirli perché proprio non ci riesco) che sicuramente però ne ha diminuito il consumo. Tra me e sua madre che è vegana da oltre 20 anni forse gli stanno arrivando gli influssi del vegetarianesimo 🙂

Una delle cose che mi chiedono di più è se ho avuto problemi di salute durante questo processo. Io non ho avuto alcun problema, anzi, da quando sono vegetariana mi viene l’influenza ogni due anni e non ho più avuto le mie storiche tonsilliti. Probabilmente è solo una coincidenza, non sono un medico e non mi permetterei mai di dare consigli sbagliati. Ognuno di noi ha esigenza diverse e funziona a modo suo. Rivolgetevi a professionisti del settore che vi sapranno consigliare per il meglio.

Un falso mito da sfatare è che il vegetariano mangia solo insalate. Errore! Ci sono tantissimi piatti sfiziosi che si possono preparare, che saziano e danno soddisfazione al palato. Certo, di pronto c’è meno scelta, bisogna armarsi di fantasia e pazienza e CUCINARE.

Spesso mi chiedete le ricette che preparo io, vi lascio quella delle bocconcini di quinoa super sfiziosi, degli hamburger vegetariani e dei broccoli al forno con pane al peperoncino.

Altro falso mito? Che la cucina vegetariana sia dietetica! Guardate che pure la parmigiana di melanzane è vegetariana eh! Anzi, quando ancora non ero vegetariana, seguire una dieta per perdere qualche chilo era mooooolto più facile! Mi preparavo un pettino di pollo o un trancio di salmone con verdure ed era fatta!

Comunque, essere vegetariana, ancora oggi, sembra una cosa difficile da comprendere. Nella maggior parte dei casi, quando vado al ristorante, mi propongono il pesce. Ma io dico, cosa non ti è chiaro della parola VEGETARIANO? Come se il povero pesce non fosse carne. Mia madre stessa fino a un anno fa (sono 6 anni ormai che sono vegetariana!) mi preparava la torta rustica col salmone o le polpettine di tonno. NO COMMENT. Alcuni invece “ma i formaggi li mangi?”. Insomma, ancora oggi c’è un bel pò di confusione su questo argomento perciò, amici vegetariani e vegani avete tutta la mia comprensione. Dobbiamo portare pazienza e far capire altri che ANCHE IL PESCE È CARNE.

LE RELAZIONI DI COPPIA E IL TRADIMENTO

Dopo il BLUE MONDAY settimanale con Giulio Scarano (per chi non lo sapesse, ogni lunedì in diretta Instagram alle 19,30) mi faceva piacere fare un piccolo recap sull’ultimo tema che abbiamo affrontato: le relazioni di coppia e il tradimento

Su questo tema mi sono esposta più volte, tirandomi dietro una serie di disappunti di persone che, sui social, mi hanno additato come sostenitrice del tradimento. Spoiler: non ho mai tradito il mio partner. Detto ciò credo che il tradimento sia un PERCORSO DI COPPIA. Cosa intendo?

Intendo dire che consapevolmente o meno, entrambe le parti della coppia hanno un ruolo attivo nel creare terreno fertile affinché un tradimento avvenga. Proprio così, siamo noi che stimoliamo il nostro partner a tradirci. In un certo senso possiamo dire che traditore e tradito sono complici. Cercherò di fare qualche esempio per spiegare meglio ciò che voglio dire.

LA GELOSIA:

Hai mai pensato che la gelosia e il controllo morboso del partner possano portarlo proprio a tradirci? Forse si. Ma ti dò un altro spunto di riflessione sul quale forse non ti sei soffermato. A volte è proprio il geloso che porta, consapevolmente o meno, il partner nelle braccia di un altro. In gergo psicologico viene chiamata “profezia che si auto-avvera”. 

Ti spiego meglio:

La persona gelosa, che vede ogni situazione come un possibile tradimento del partner, vive in una costante sensazione di pericolo imminente che ciò avvenga. Questa paura in realtà nasconde il desiderio di sabotare il rapporto di coppia e quindi gli fa mettere in atto tutta una serie di dinamiche che porteranno il partner al tradimento.

E potrà finalmente dire  “AVEVO RAGIONE”.

Alcuni vedono nel rapporto di coppia una responsabilità che non riescono ad affrontare, un amore che non meritano, un percorso di vita maturo al quale non si sentono preparati. Con la gelosia, con il controllo, mettono in atto tecniche che sicuramente andranno ad allontanare il partner, spingendolo probabilmente al tradimento e che, guarda un pò, lo deresponsabilizzeranno dal fallimento del proprio rapporto.

A volte dietro una paura, si nasconde un desiderio. E raccontarselo ci fa vergognare di noi stessi.

Ma questa è solo una delle infinite sfaccettature del tradimento. Un tradimento può avvenire anche per mancanza di dialogo, di condivisione, di piccole e grandi menzogne che ci raccontiamo e di cui rendiamo partecipe il nostro partner. Diventando così complici silenziosi del tradimento.

Ci fa così paura dirci le cose senza ragionare su quanto non dirsele sia il pericolo più grande.

Una coppia che comunica i propri bisogni e desideri, sarà con ogni buona probabilità una coppia dove il tradimento non trova spazio. Quella coppia riempie i vuoti con le parole. Le parole sono il mezzo attraverso il quale si costruisce reciprocità. La reciprocità porta nuovamente alla comunicazione.

Un altro aspetto da non sottovalutare è l’EGO che si intromette nella relazione. E ce lo spiega Giulio

“L’ego non dorme mai. È sempre alla costante ricerca di quello che ci manca, del lato negativo, di quello che non va, dei nostri errori e delle frustrazioni nelle quali ci identifichiamo.

Se poi abbiamo sviluppato delle dipendenze emotive ecco che l’Ego ci filtra tutte le nostre esperienze per confermarle e farci rimanere bloccati.Perché funzioniamo così? Perché ci fa meno paura un’emozione negativa che conosciamo bene piuttosto che qualcosa di nuovo e ignoto

E così ci rendiamo impossibile ogni cambiamento. Ed ecco le sue classiche manifestazioni sotto forma di lamentela: “ma perché tutti gli stronzi me li trovo io?” e “ lei non mi lascia i miei spazi” e ancora “ è troppo geloso” ecc. Additare le colpe verso il nostro partner perché non vediamo (o meglio non vogliamo vedere) la nostra responsabilità è mancanza di consapevolezza.

Non puoi cambiare l’altro ma puoi cambiare te stesso.

Come fare per riconoscere quando siamo in balia dell’ego? Dopo innumerevoli esperienze finite male ho cominciato a fare autoanalisi e a prendere coscienza dei miei comportamenti.

Una pratica che adesso mi aiuta tantissimo è considerare la relazione come un terzo elemento, come se fosse un qualcosa di delicato ed esterno a me alla mia partner. Qualcosa di cui prendersi cura, da coltivare, da ascoltare.

Così quando sto vivendo periodi di stanchezza, di frustrazione, di stress o di debolezza comunico alla mia partner che sono in un momento in cui non riesco a dedicarmi come vorrei alla relazione per X motivi e lei saprà che dovrà dare un pò di più per prendersene cura. Stessa cosa quando è lei a non poter curare la coppia. Me lo dirà e sarò io a dare un pochino di più del solito venendole incontro. Questa prospettiva di responsabilità e trasparenza evita di nascondere la testa sotto la sabbia facendo finta che vada sempre tutto bene (questo é stato in passato il mio più grande limite nelle relazioni). Non dico che filerà sempre tutto liscio. Questo non é possibile, anzi. Bisogna accettare le sfide e capire come affrontarle, ma gli strumenti più potenti che abbiamo rimangono la trasparenza e l’onestà.

Altro fondamento importante  per la costruzione di un rapporto solido è la capacità di accettare il cambiamento. Siamo esseri che si evolvono in base alle esperienze, lo abbiamo sempre fatto da soli e continueremo a farlo in coppia.

Amore incondizionato significa volere la felicità dell’altro con consapevolezza, e così dobbiamo accettare la natura mutevole che è parte di noi. Questo potrebbe trovarsi in contrasto con l’attaccamento e la paura di perdere la persona amata, anche queste caratteristiche derivanti dall’ego. É difficile, ma lasciare l’altro libero di sperimentare, di esplorare, di conoscere sé stesso e il mondo è una grande dimostrazione di amore.

Dopo un passato da mentitore seriale (che stress!) adesso mi sforzo di dire sempre la verità a qualunque costo, anche se il prezzo da pagare è affrontare una discussione che mette a disagio e a causare del dolore a chi vogliamo bene. 

Ultimo tip: le parole sono importanti.

Provate a cominciare le discussioni conflittuali con “ io mi sento” invece che “ tu sei” vedrete come l’esito della discussione potrebbe dare un risultato differente.

Per oggi è tutto, ci vediamo come sempre ogni lunedì alle 19,30 in diretta Instagram!

I NOSTRI RAGAZZI. E TU COSA FARESTI?

Cosa faresti se sapessi che tuo figlio ha ucciso qualcuno? 

Lo denunceresti sapendo che forse ti odierà per tutta la vita? 

Oppure copriresti il reato?

Questo è un pò il fil rouge de I NOSTRI RAGAZZI che avevo visto al cinema quando uscì anni fa, un cast forte (Lo Cascio, Mezzogiorno, Gasmann, Bobulova) e la regia di Ivano de Matteo. Un film rimasto un pò in sordina che ho deciso di rispolverare perché facente parte di quel filone di cinema italiano che mi fa ancora sognare.

TRAMA (no spoiler): Massimo e Paolo sono due fratelli molto diversi fra loro. Entrambi sposati, con due donne anch’esse molto diverse fra loro. Uno avvocato di successo, disinvolto e sicuro di sé, il secondo chirurgo pediatra, idealista e socialmente attivo.

Ogni mese si ritrovano in un lussuoso ristorante, con le rispettive mogli, per chiacchierare del più e del meno. Le loro vite vengono spezzate quando scoprono che i figli sono responsabili di un omicidio ripreso da alcune telecamere e trasmesso a “Chi l’ha visto?”.

Il film non vuole essere un’accusa verso una generazione di adolescenti completamente assuefatti dai social network e poco presenti alla vita, piuttosto ci vuole far notare come il problema principale sia da ricercare all’interno delle mura domestiche e in un rapporto genitore-figlio quasi totalmente assente, fatto di dialoghi di circostanza, cene consumate ognuno nella sua stanza e poca reciprocità familiare. Tutto questo, mantenendo una finta perfezione di facciata.

Inizialmente i due nuclei familiari ci vengono presentati in modo che, bene o male, ci si aspetta una determinata reazione da ognuno; ma nel momento in cui si sviluppa il dramma tutto si capovolge, come anche gli atteggiamenti degli adulti, a dimostrare che in situazioni così assurde l’essere umano può reagire in un modo del tutto inaspettato e dover fare i conti con una parte di sé che non pensava di avere. 

Mi piace la forza di narrativa di De Matteo, assolutamente uno dei registi più meritevoli dell’ultima generazione, la sua visione della famiglia intesa non solo come nucleo della nostra realtà, ma anche come specchio della crisi sociale che stiamo vivendo.

La sceneggiatura de I NOSTRI RAGAZZI, scritta da De Matteo con sua moglie Valentina Forlan, è molto solida e mai scontata, i dialoghi sono assolutamente realistici (supportati sicuramente da una recitazione di tutto rispetto) e mai fuori luogo.

Il finale lascia decisamente a bocca aperta e la sua imprevedibilità dona ancora più forza a tutta la pellicola. 

BUIO, I CONTRASTI DEL NOIR

Una volta eravamo maestri dei film di genere, poi ci siamo un pò persi per strada, tra tentativi fallimentari e scimmiottanti del cinema che fu. L’opera prima di Emanuela Rossi BUIO, mi ha fatto ben sperare in una ripresa di questo filone cinematografico. Anzi più che di ripresa, parlerei di nuova nascita.

BREVE TRAMA (no spoiler): Tre sorelle, Stella, Luce e Aria (Denise Tantucci, Gaia Bocci, Olimpia Tosatto ) vivono rinchiuse in una casa piena di contrasti, dopo che l’esplosione del sole ha decimato l’umanità. La madre è morta e il padre (Valerio Binasco) esce ogni giorno con la tuta termica e la maschera antigas per procacciare il cibo e racconta un mondo esterno pericoloso e apocalittico. Un giorno il padre non rientra a casa e la figlia maggiore Stella decide di prendere in mano la situazione e uscire e scopre che…

È un film che definirei claustrofobico, giocato su contrasti e ambiguità, ricco di dettagli mai lasciati al caso e riferimenti cinematografici raffinati. La costrizione domestica mi ha fortemente ricordato THE OTHERS (Vi ricordate? Protagonista Nicole Kidman e i suoi figli affetti da una malattia che non permette loro di esporsi alla luce del giorno senza gravi conseguenze per la loro salute); le inquadrature delle tre sorelle una in fila all’altra mi hanno subito riportato alle gemellino di SHINING , e il tema del “non guardare la luce” al recente BIRD BOX. 

Ogni capitolo di BUIO viene annunciato da un disegno fatto a mano con colori pastello che richiama il mondo dell’infanzia, e questo l’ho trovato un dettaglio incredibilmente interessante che gioca sul contrasto fra come DOVREBBE essere l’infanzia e come È l’infanzia delle tre sorelle. Quando leggevo la critica di questo film notavo che veniva spesso descritto come FAVOLA DARK, soprattutto in relazione alla fotografia (indubbiamente cupa). Ora che l’ho visto posso dire che nulla è più dark (o noir come preferisco dire io) di quella suddivisione in capitoli. Mi ha lasciato un profondo senso di angoscia e incertezza. 

Se dovessi scegliere una parola per definire questo film sceglierei CONTRASTO. Il contrasto della scenografia che ti fa perdere il senso del tempo e dello spazio. Le tre sorelle vivono in una casa dove passato e presente si mescolano, confondendo le idee e non lasciando trapelare nulla della dimensione spazio temporale nella quale vivono. I mobili sono di antiquariato, ma le luci al neon ultramoderno. La musica evidenzia sfacciatamente questo CONTRASTO. Si passa dalla musica classica, a REALITY de Il tempo delle Mele, al rap di oggi. In che luogo siamo? In che tempo siamo? Nel presente o nel passato? O forse nel futuro? Ma anche il contrasto dei costumi. Tute termiche e maschere antigas ma anche camicie da notte caste e angeliche delle tre giovani donne.

Il contrasto raggiunge la sua massima espressione nel rapporto genitore-figlio. La figura del padre è ambigua. Ogni suo gesto sottintende un pensiero contrario. Abbracci e carezze non rappresentano amore paterno ma dominio, potere, maschilismo allo stato puro. Una figura paterna raccontata dal punto di vista femminile delle tre figlie che, pure loro, lasciano trapelare amore e devozione da un lato, e timore e angoscia dall’altro.

Scelta attoriale direi perfetta.

Valerio Binasco in un ruolo per niente facile e direi quasi scomodo. Viviamo in un paese dove raccontare un padre padrone è quasi un tabù e dove gli attori sono sempre più restii nell’accettare ruoli negativi. Binasco è un grande attore di teatro e ha saputo trovare la chiave per entrare nei panni di un personaggio malato e socialmente inaccettabile. 

Denise Tantucci sorprende sempre. Giovane ma di esperienza e soprattutto dotata di quell’elemento indispensabile che è la sensibilità artistica di entrare con delicatezza nell’animo di un personaggio e farlo proprio. Stella è la donna di casa, ricopre effettivamente il ruolo di mamma (a tratti anche quello di moglie?) prendendosi cura delle sorelle più piccole. Le pettina, insegna loro la geometria e la matematica, gli fa fare sport, in poche parole dà loro un programma giornaliero per tenerle attive e impegnate. Non è certo un ruolo “facile” di quelli che impari due battute e via (non dovrebbe mai essere così intendiamoci!) ma un ruolo al quale prepararsi, un personaggio da analizzare e vivere in tutte le sue emozioni. Stella deve farsi carico delle responsabilità e del senso di colpa che il padre (padrone) insinua in lei quotidianamente per la morte della madre (è bene non dire di più). Stella è giovane ma allo stesso tempo porta già i segni sul viso di chi ha sopportato molto.

Il film è uscito nella sala virtuale di MY MOVIES durante il lockdown, curiosa coincidenza se pensiamo che nel film si parla proprio di isolamento da apocalisse. Personalmente l’ho trovato un buon film, ricco, di cura, di dettagli, di emozioni ma, proprio per questo forse mi aspettavo un finale meno sbrigativo e più accurato e realistico. Non voglio svelare di più perché la forza di BUIO sta anche nella suspence che crea e nei piccoli colpi di scena che ci regala. Spero che segni il recupero di quel filone cinematografico del quale siamo stati indiscussi maestri, le carte vincenti le ha tutte.