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Sofitel Rome Villa Borghese: fra dolce vita e allure francese

Quasi due anni fa, durante le festività natalizie, accendevo le lucine dell’albero di Natale del Sofitel Rome Villa Borghese, cornice romantica e dal sapore retrò dove mi rifugiavo spesso per un aperitivo in dolce compagnia, un meeting di lavoro, o semplicemente un pranzo con vista.

Da allora l’Hotel è stato chiuso per un importante restyling e finalmente oggi riapre con una veste del tutto nuova e incredibilmente affascinante. Il progetto é stato affidato a Jean-Philippe Nuel, architetto e interior designer di fama internazionale che ha realizzato alcuni degli hotel di lusso più eleganti al mondo.

Quello che non mi è sfuggito e che anzi, ho notato non appena varcata la soglia del Sofitel, è stata la capacità di unire con eleganza e gusto l’art de vivre francese alla tradizione della dolce vita romana. Roma non è una città come le altre, possiede una storia e una tradizione uniche al mondo e, mettere mano alle sue dimore storiche non è cosi facile, il rischio di snaturarle e alterarne la bellezza è dietro l’angolo. 

Jean-Philippe Nuel, forte della sua esperienza, non solo è riuscito a mantenere fede alle tradizioni, ma anche a valorizzarle esaltandone lo charme e la raffinatezza.

L’unicità dell’hotel colpisce sotto ogni punto di vista: nell’acoglienza, sofisticata e attenta, nell’imponente hall di marmo bianco, e anche nei dettagli delle 78 camere, spaziose e luminose, arredate con marmi e mobili dal design francese, calde e accoglienti. Ultimo, ma non per importanza, SETTIMO, il ristorante con vista sui giardini di Villa Borghese situato all’ultimo piano dell’Hotel.

Sedersi sulle poltroncine di velluto verde di Settimo è una vera e propria esperienza per occhi e mente. Fare colazione con le luci dell’alba che illuminano il Cupolone, bere un calice di vino con il sole che scompare lentamente dietro Trinità de Monti, degustare Whisky cullati dalle luci della notte che riflettono sui tetti della città, è una di quelle cose che bisogna concedersi almeno una volta nella vita.

Noi, rapiti da tanta bellezza, l’abbiamo fatto. Dopo l’aperitivo abbiamo avuto modo di apprezzare le prelibatezze dello chef Giuseppe D’Alessio, al quale è affidata la cucina di  Settimo Roman Cuisine and Terrace.

D’Alessio  propone una cucina semplice e al passo con la stagionatà dei prodotti, una cucina che nasce dalle tradizioni romane (sono presenti piatti come il tonnarello all’uovo cacio e pepe con cacio romano DOP & pepe nero di cubeb, buonissimo!) e da ingredienti semplici e genuini. Fra le portate possiamo trovare piatti come il  risotto carnaroli ‘ Riserva San Massimo ’ mantecato ai datterini gialli, con polvere di capperi e fonduta di stracciatella di bufala campana DOP, che ho particolarmente amato da brava vegetariana e gli gnocchi alla romana, eccezionali!

E per finire? Che non lo mangi un dolcetto?

“Come una cheese cake”, tortino di ricotta laziale e cioccolato bianco, salsa allo zabaione e degustazione di gelati arigianali!

WHAT ELSE?

Al nuovo Sofitel Rome Villa Borghese gli ingredienti per sentirsi a casa lontani da casa ci sono tutti. Accoglienza, calore, discrezione, bellezza, eleganza, qualità, buon cibo, buon vino, e.. ROMA!

Alla prossima 

Lavinia 

Come affrontare la paura dell’aereo.

La paura di volare può nascere dalle più svariate ragioni, ognuno ha le sue, e non esistono di certo tecniche universali per affrontarla. Sarebbe troppo facile! 

Quello che ti dirò in questo articolo sarà il pensiero scaturito in base alla MIA esperienza, soggettiva. Personale ma non unica. Spero perciò che qualcuno possa ritrovarsi in queste parole. Aggiungo inoltre che non mi rivolgerò a chi ha paura dell’aspetto PRATICO dell’aereo (incidenti e catastrofi, altezza ecc…) ma a quello PSICOLOGICO.

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La paura della paura, come affrontarla.

Solitamente nasce con l’insorgere degli attacchi di panico. Ad un attacco di panico si reagisce con la paura di provarne un altro, innescando così un circolo vizioso (che ci porta automaticamente ad alimentare la paura stessa). In queste situazioni mettiamo in atto atteggiamenti protettivi al fine di eliminare ogni possibile fonte di pericolo. Esempio: Io ho avuto un attacco di panico sotto la metropolitana. Per anni non ho preso la metropolitana. Con questo atteggiamento ho adottato da tecnica dell’EVITAMENTO.  Questa tecnica può essere un palliativo ma non è certo una soluzione. 

Perchè? Perchè oggi è la metropolitana, domani il treno, dopodomani una piazza, dopodomani ancora il cinema, rimpicciolendo sempre di più il nostro raggio di azione. L’evitamento non fa altro che spostare al di fuori di noi, un problema che è dentro di noi.

Quali sono allora le tecniche che ho adottato io per affrontare la paura della paura?

  • Concedermi di provare paura. Si, hai capito bene. Se partiamo dal presupposto che non possiamo assolutamente provare paura, non faremo altro che INGIGANTIRE la paura stessa. Provare a controllare a tutti i costi un’emozione renderà ai nostri occhi quella paura quanto di più terrificante ci sia. Hai paura? Bene, di paura, sembra, ma non si muore. Anzi, la paura è un importante campanello d’allarme che ci fa capire che ci siamo persi per strada qualche pezzo di noi.
  • Ricominciare a prendere confidenza con tutte le cose che ho evitato fino a quel momento. Forzati, ma non troppo. Gradualmente riappropriati di quelle cose che prima del panico facevi normalmente e che poi hai cominciato ad evitare. GRA DUAL MEN TE.
  • Scrivo. Quando la paura ci pervade il cervello va completamente per fatti suoi. Ti sembrerà di non riuscire a mettere in ordine le idee. Scrivi tutto quello che provi, TUTTO. Tutto quello che c’è intorno a te. TUTTO. Scrivi lo scenario esatto del momento che stai vivendo. Vedere le cose nero su bianco, gli dà un nome. E ridimensiona anche

Spero che la mia esperienza possa esserti di aiuto in un momento difficile. E ricordati, che non sei solo!

A presto 🙂

Come alimentare la curiosità

C’è stato un momento nella mia vita in cui non nutrivo interesse per alcuna cosa. Zero curiosità. Niente catturava la mia attenzione e non riuscivo a trovare interesse per quello che mi circondava. Questo comportava un appiattimento della mia conoscenza, della mia mente e di conseguenza anche della mia crescita personale.

Premetto che non sono nata con una passione, non ero una di quelle che da piccole dicevano alla mamma “ da grande voglio fare….” e purtroppo questo è dipeso anche dal fatto che ho cominciato troppo presto a fare l’attrice, sviluppando poco il mio senso di curiosità e sperimentazione. Dicevo tra me e me “ tanto farò l’attrice” applicandomi molto poco nel resto. Errore.

Potessi tornare indietro! 

Beh indietro non si può , ma avanti si. E cosi ho fatto. Ho cercato tutto quello che potesse aiutarmi a sviluppare passioni e curiosità, non con poca fatica. Mi annoio facilmente e ho scarsa attenzione. Pessima accoppiata.

Negli anni ho sperimentato varie tecniche che piano piano hanno fatto nascere in me quella voglia di scoprire e approfondire anche cose che non pensavo potessero interessarmi mai.

Oggi voglio condividerle con voi sperando che possano aiutarvi tanto quanto hanno aiutato me!

  1. Apri la mente – a volte ci convinciamo di quello che ci piace e quello che no. Sbagliato. Avere questa presunzione chiude automaticamente la mente a nuove prospettive e idee. Cerca di non essere prevenuto e di avere l’umiltà di non conoscerti così bene.
  2. Chiedi perché –  Cerca domande, non risposte. Chiedere il perché delle cose stimola nuove  intuizioni e ti fa porre nuove domande. E così via.
  3. Esci dagli schemi – Se non smetti di guardare solo il tuo orticello, difficilmente ti accorgerai di quello che c’è fuori. Non dare per scontato che ti interessi solo quello che solitamente ti interessa.
  4. Parla con le persone – Sembra scontato ma non lo è. L’essere umano tende ad esser egoriferito. Questo è uno dei veri drammi della scarsa curiosità e della conoscenza. Parla con la gente, ascolta le opinioni degli altri, anche e soprattutto di quelli che consideri molto lontani dal tuo modo di vivere. Tutti ci arricchiamo vicendevolmente e, anche laddove pensi non ci sia nulla da esplorare, potrai trarre spunti e idee. 
  5. Scendi dal piedistallo – Non essere arrogante ma apriti a quello che non conosci con umiltà. Non essere prevenuto e mettiti sempre in discussione.
  6. Impara una cosa nuova a settimana – Poniti questo obiettivo, allenando così la mente alla conoscenza e alla scoperta di cose che siano fuori dal tuo radar.

Spero che queste tips possano esserti utili, se hai qualche suggerimento da condividere con me, sarò felice di leggerti!

Alla prossima 🙂

Once upon a time in Hollywood

Se pensate di andare al cinema, guardare Once upon a time in Hollywood e vedere il classico film tarantiniano, tutto morti e schizzi di sangue, siete sulla strada sbagliata…o almeno in parte 🙂

Siamo a Los Angeles, nel 1969.

Shannon (Margot Robbie), moglie di Roman Polanski, bellissima e biondissima attrice in ascesa è la vicina di casa di Rick Dalton interpretato da Leonardo di Caprio (personaggio inventato ma che si dice possa essere ispirato a Burt Reynolds che, piccola curiosita, era stato scritturato da Tarantino per una parte nel film, per poi morire un mese prima dell’inizio delle riprese) star delle serie tv americane ormai in declino. Rick divide vita e set con Cliff interpretato da Brad Pitt sua controfigura, factotum, autista e unico amico (forse ispirato allo stuntman e regista Hal Needham)

Le loro vite viaggiano parallelamente avvicinandosi di tanto in tanto per poi riallontanarsi, unendosi solo in una precisa circostanza (il 9 agosto di quell’anno, 4 membri della “Famiglia” di Charles Manson fecero irruzione nella villa di Roman Polanski e Sharon Tate uccidendo tutti i presenti).

Tarantino, in gran forma, torna a fare cinema con il suo nono film, e lo fa parlando della cosa che probabilmente ama di più al mondo: il cinema. Certo, di film su questo tema ne sono stati fatti tantissimi, si è detto tutto forse, ma Quentin lo fa con un taglio registico unico che mescola realtà storica e finzione. 

«Io sono di Los Angeles, sono cresciuto qui, avevo 7 anni nel 1969 e questo è davvero un film di Los Angeles, dove ho già ambientato Jackie Brown e Pulp Fiction. È il film più vicino a Pulp Fiction che ho fatto, perché racconta di una coppia di protagonisti e dei moltissimi altri personaggi che incontrano, disegnando un grande arazzo di tutta la città».
Quentin Tarantino

Chi ha definito questo film lento e noioso probabilmente è andato al cinema carico delle aspettative tarantiniane più classiche… sesso droga e splatter. In Once upon a time in Hollywood, predomina una visione nostalgica e romantica, sicuramente inedita per il regista, ma che disegna alla perfezione lo spaccato di un’epoca, fra sogni, successo alla deriva, violenza, autostoppiste hippy, sentimenti di frustrazione, amori, soldi e musica di fine decennio.

È  facile parlare di successo mostrando il suo lato più felice, l’apice della gloria e della riconoscibilità, è meno facile farlo parlando della sua fine, di quel momento in cui l’attore “non va più di moda” e il telefono non squilla, ma deve comunque far vedere che ancora sta nel giro, del senso di inadeguatezza che lo assale e, con esso, la frustrazione, la vulnerabilità e la perdita di autostima (Rick si trova costretto a ripiegare sul genere spaghetti western all’italiana, e pensare che in realtà Tarantino ne è un grande estimatore!) È facile parlare di amicizia telefonando (scusate il gergo) ogni battuta. Più difficile è raccontarne i silenzi. E quella fra Rick e Cliff è la storia di una bella amicizia.

Non e’ un film per tutti, e non vuole esserlo, nonostante il cast ricco di star hollywoodiane da mega incasso al botteghino. È un film che richiede allo spettatore uno sforzo maggiore per comprendere la vera essenza di quello che i più chiameranno “assenza di trama”. Mi spiego: i film è un concentrato di dettagli più che di accadimenti, di sfumature caratteriali dei personaggi, di luci che delineano un’epoca più delle parole, di piani sequenza che hanno più il sapore della pièce teatrale che del cinema, più che di susseguirsi di fatti. Questo non è un film da guardare, ma da sentire. E non è un caso questa necessità di immedesimazione proprio in un copione che parla di attorialità.

L’estate degli anni 80

Ricordo il tempo in cui si andava alla spiaggia libera carichi come muli
con gli ombrelloni, almeno due, perché si era in tanti e tutti volevano l’ombra
Ricordo le borse frigo con parmigiana di melanzane, pasta al forno e frittate, panini e pomodori col riso
e il bagno lo potevi fare dopo 4 ore sennò tua madre urlava che ti veniva una congestione
Ricordo castelli di sabbia e formine
che mica c’erano i telefonini
e le partite a burraco e scala quaranta
Ricordo il cocco bello e anche acquabirracocacolafanta
e il materassino che chi ce l’aveva faceva invidia a tutti
e oggi tutti allo stabilimento
spaghettino al ristorante
su lettino a scrollare Instagram
che noi al massimo avevamo il game-boy ma al mare no. Perché stavamo insieme e ci divertivamo con poco.
Quel poco che era tutto.

nostalgia canaglia
Gallipoli mare

Weekend di relax a Villasimius

Sono sempre stata abituata a prendermi un pò di tempo per scrivere, per fare  il punto della situazione e rendere vero ciò che la bocca a volte non sa dire ma era qualche giorno che fra una cosa e latra non riuscivo a trovare uno spazio per farlo.

Siamo al 3 luglio e fuori è caldo, tanto caldo. Cosi ho deciso di rimanere a casa, dedicarmi un pò di tempo e condividerlo con voi. 

Aprendo il computer ho trovato tante foto scattate in Sardegna qualche settimana fa e, anche se domani partirò per la montagna (e sapete quanto la ami!) ho provato quel filo di nostalgia che ti torna su quando pensi alle cose passate. Succede anche a voi?  

tramonti mozzafiato

I miei viaggi della speranza

A parte le tempistiche sicuramente lunghe, spostarsi in nave è abbastanza confortevole, soprattutto perché viaggiando di notte (cabina indispensabile) e arrivando la mattina all’alba non si perdono ore di vacanza. 

Negli anni passati, e per vicissitudini personali che non sto qui a raccontarvi, ho avuto modo di andare più volte in Sardegna ma, ahimè, solo nella parte nord. L’anno scorso invece io e Dino abbiamo deciso di andare un pò alla scoperta della costa sud che si e’ rivelata stupenda, molto più selvaggia e genuina rispetto alla Costa Smeralda per intenderci. Ottimo per noi che amiamo stare a contatto con la natura piuttosto che fare la vita mondana da “spiaggioni” a Porto Cervo.

Un piccolo paradiso nel sud della Sardegna

A Villasimius si sta benissimo, e giugno è un mese meraviglioso: pochi turisti, clima meraviglioso.

E dato che squadra vincente non si cambia, abbiamo optato per lo stesso resort nel quale siamo stati l’anno scorso, il Pullman Timi Ama.

cartolina da Villasimius

Che meraviglia tornare dove si e’ stati felici e, sentirsi nuovamente a casa. L’accoglienza è stata perfetta, all’insegna di un succo di frutta fresco, all’ombra della veranda dell’hotel, con la compagnia di un filo di vento…

I momenti che preferisco sono proprio questi. Dove i ritmi rallentano e tutto va a tempo con la natura, e con i propri bisogni interni.

In questo periodo non ci siamo fermati un attimo ed è proprio per questo motivo che sentivamo l’esigenza di ritagliarci qualche giorno all’insegna del relax e del benessere. In questi casi secondo me, è importante scegliere un resort che abbia tutto ciò di cui si ha bisogno, onde evitare di spostarsi troppo.

Riconciliarsi con la natura

Le nostre giornate sono state scandite dai rumori della natura e del mare, riappropriandoci così dei nostri tempi e delle nostre sane abitudini. La sveglia presto la mattina è un piccolo rituale che mi fa stare bene e che dà un imprinting potente alle mie giornate; 

Penso che le passeggiate in riva al mare siano terapeutiche, psicologicamente mi aiutano a rilassarmi e concentrarmi al tempo stesso e fisicamente a riattivare circolazione e metabolismo.  Il nostro resort si trova al centro di una splendida riserva naturale, solo una piccola laguna attorniata da fenicotteri rosa, lo separa dal mare. Svegliarsi nel verde e raggiungere il mare in pochi minuti a piedi è una sensazione stupenda! 

Timi Ama Beach

Una volta arrivati in spiaggia avevamo la possibilità di sdraiarci su lettini speciali che chiamarli lettini è quasi riduttivo; si trattava più di letti veri e propri in tela naturale con materasso morbidissimo all’interno… certe pennichelle che neanche ve lo sto a raccontare! 

Sapori genuini della tradizione sarda e non solo

A pochi metri dalla spiaggia avevamo anche il ristorante I GINEPRI con il suo menù variopinto di ogni sapore e colore! Insalatone di verdure, farro, orzo, grigliate di pesce (per non vegetariani) e piatti tipici della tradizione sarda ogni giorno con proposte sempre diverse. 

Mi rendo conto di non essere “facile” a tavola, soprattutto da quando sono diventata vegetariana. Spesso i ristoranti non hanno piacere nel cambiare le loro proposte culinarie e a volte, mi sono sentita in difetto e imbarazzo, nel fare qualche richiesta speciale. Non c’e’ niente di più spiacevole di questa sensazione. La mia esperienza nel campo della ristorazione mi ha insegnato che, se ho cucina e ingredienti TUTTO SI PUÒ FARE. Ecco perché ai GINEPRI si sta cosi bene: non c’e’ niente di impossibile e tutti possono trovare qualcosa che fa al caso proprio. Questo è il vero lusso!

La cucina di Fabio Cirillo

La vera novità in ambito culinario è stato il SU TEA ROOFTOP RESTAURANT – Cousine & Lounge (adults only), il nuovo ristorante del Pullman Timi Ama che si trova sulla terrazza panoramica con vista sulla meravigliosa riserva naturale, a due passi dalle stelle.

Qui abbiamo potuto assaggiare il menu dello chef Fabio Cirillo, giovane mente creativa con le idee molto molto chiare che ci ha guidati  nel suo itinerario gastronomico in cui i sapori del territorio si fondono con l’arte culinaria più innovativa. 

Fra un bagno nel mare turchese della Sardegna e un tuffo nella rilassante piscina del Pullman Timi Ama, non ci siamo fatti mancare un salto in spa, must have per qualsiasi vacanza di total relax che si rispetti. Ho imparato negli anni, e a mie spese, che per un mantenimento della pelle e della mente, dedicarsi quelle due orette settimanali in cui fare massaggi, docce aromatiche sensoriali e trattamenti al corpo (naturali) è indispensabile. Sto provando a replicare questi piccoli rituali nella mia routine quotidiana anche se non è sempre facile e non sempre ci riesco, ma intanto, quando sono in vacanza non me ne privo per nessuna ragione al mondo.

Spa e benessere

La Thalasso Sea&Spa del Pullman Timi Ama è un vero dono che facciamo al nostro spirito, qui ho passato almeno un’ ora al giorno, fra il mare, per ristabilire l’equilibrio fra mente e corpo, e un aperitivo a base di sushi (ovviamente vegetariano) firmato Basara in trasformata speciale al Pullman

Quando sulla sabbia restano solo le impronte della giornata che è passata, io con me stessa, la mia intimità e il mare

Fra i momenti che custodirò nel mio cuore pronti per essere rispolverati quando l’estate sarà un lontano ricordo, ci sono i tramonti rosso fuoco, i bicchieri di Vermentino in riva al mare e i libri letti sulla sabbia che a poco a poco diventa sempre più fresca e si prepara alla notte. Sono questi i momenti  belli, quelli della pace con se stessi e con il mondo, dove tutto quello che conta sei tu in totale connessione con la natura. Quella selvaggia della Sardegna.

Chilling at Pullman Timi Ama
tramonti in spiaggia
aperitivo-di-benvenuto

Lo stellato che non ti aspetti

Quando mi parlano di ristoranti stellati resto sempre un pò perplessa perchè nella mia mente si materializzano immagini di piatti dalle forme bizzarre con all’interno pietanze mignon e immediatamente penso alla fame che patirò! Ammettiamolo, sono davvero poche le eccezioni che confermano la regola!

Fra queste indubbiamente c’è la cucina di Andrea Larossa, 1 stella Michelin, con il suo Ristorante Larossa dove è impossibile non alzarsi felici, soddisfatti e a pancia piena .

Tradizione e sperimentazione

Nel pieno centro storico di Alba in Piemonte qualche tempo fa nasce questo piccolo grande gioiello dove sperimentazione e tradizione trovano la loro espressione perfetta. Rimanere fedeli alla cucina tradizionale di una regione così ricca di storia non è impresa facile, ma Andrea ci riesce eccome! Mettiamoci pure che io gli abbia reso le cose più difficili poichè, essendo vegetariana, l’ho obbligato a fare a meno di molti degli ingredienti tipici del luogo. Andrea però, da creativo qual è, è assolutamente riuscito a farmi non felice, di più!

Lo chef Andrea larossa ci ha piacevolmente accolti nel suo mondo e ci ha guidati alla scoperta di un percorso fatto di sapori genuini, di amore per la propria terra e di passione per l’arte della cucina che ha iniziato a coltivare, pensate un pò, durante il servizio militare, quando, assegnato ai fornelli , iniziò ad appassionarsi a quello che non molto tempo dopo, con tanto studio, approfondimento e gavetta, sarebbe diventata la sua vita.

Come dicevo, la cucina di Andrea Larossa si ispira al territorio ma, quella stessa curiosità che lo ha spinto anni fa ad approfondire il casuale incontro con la tavola, lo porta oggi a sperimentare con fantasia abbinamenti insoliti e presentazioni culinarie scenografiche.

In questo caldo pomeriggio di inizio giugno siamo stati coccolati e viziati come raramente accade a tavola, e come tanto piace a noi. E il menù è tutto per voi:

Aperitivo di benvenuto

  • Spugna di clorofilla di prezzemolo e crema d’aglio della Val Resia
  • Macaron al cacao e kren
  • Bignola con maionese al tosazu
  • Cialda di barbabietola e la sua crema
  • Panzerotto pomodoro e ricotta
  • Cracker integrale, fagioli e aglio nero
  • Melone in osmosi e caviale di tartufo nero
  • Mela cauda

Entreé

Antipasto

Proseguiamo con…

Lo chef Andrea Larossa, ci ha voluto far provare anche qualcosa di veramente speciale e creato apposta per tutte quelle persone, per ragioni lavorative, si trovano in zona e hanno voglia di mangiare qualcosa di unico e sfizioso ma hanno poco tempo per farlo. E’ qui che nasce il BUSINESS LUNCH:

Per concludere…

La passione e l’amore che Andrea mette nel suo lavoro lo hanno portato in pochissimo tempo al raggiungimento di traguardi importanti come le 2 Forchette sulla guida del Gambero Rosso, 1 Cappello sulla guida l’Espresso e 1 “Faccino Radioso” su Il Golosario e, la prestigiosa Stella Michelin.

Era già diverso tempo che avrei voluto visitare il Piemonte e assaggiare le sue unicità del buon mangiare e buon bere ma, per un motivo o per l’altro, ho sempre dovuto rimandare. Sono felice che la mia prima volta sia stata nel ristorante di Andrea e non solo per l’esperienza mangereccia.

L’atmosfera magica, la cura dei dettagli mai lasciati al caso pur mantenendo spontaneità e genuinità non sono roba da poco. E poi? E poi finire a “tarallucci e vino” con Andrea e Patrizia (compagna di vita e socia in affari) è stata la conclusione perfetta di una giornata indimenticabile!

Abbiamo finito il pranzo alle 18.

Turista nella mia città

Ho sempre invidiato i turisti che vengono a Roma, perché in qualche modo loro ne godono tutta la sua meraviglia nel vero senso della parola, senza stress e pensieri frenetici ma solo con la voglia di lasciarsi incantare dalla città più bella del mondo.

Da quando vivo a Milano mi sento anch’io privilegiata come loro, e la scelta di dormire in hotel sicuramente ha il suo peso (no, non ho più una casa tutta mia a Roma e soprattutto preferisco mantenere le mie abitudini di donna che vive in coppia)

La via delle vie

Una delle zone di Roma che ho sempre amato di più è quella di Via Veneto, storica via che ha visto passare gli attori e le attrici più grandi del nostro cinema e non solo. Passeggiare lì è qualcosa unico…

Stavolta ad accompagnare il mio soggiorno da turista a casa mia ci ha pensato l’Hotel Splendide Royal, affascinante gioiello lussoso e romantico al tempo stesso.

La sua bellezza non si discute, la sua imponenza neanche. Entrare e immergersi in quel mondo ti trasporta in un’altra dimensione. Gli affreschi e le decorazioni sulle pareti, tipici dell’età barocca lo rendono incredibilmente maestoso. Ciò che mi ha colpito non è solo questo. Certo l’occhio vuole la sua parte ma, un hotel per entrarti nel cuore deve saper fare ben altro E qui lo sanno bene. La qualità del servizio, la cura che hanno avuto di noi (da quando siamo arrivati a quando siamo usciti e in ogni momento) mi ha fatto sentire subito a casa e questo credo sia uno degli elementi che fanno la differenza quando si parla di hötellerie. Gentilezza, disponibilità e savoir faire sono il vero lusso. Se sei bello ma non balli, non andiamo daccordo.

Allo Splendide Royal nulla è lasciato al caso e l’impressione che ho avuto io è stata quella dell’avere sempre qualcuno su cui contare e fare affidamento. Dal giorno alla notte.

Purtroppo ci siamo fermati solamente per poco, ma sono felice di essermi goduta un meraviglioso tramonto sulla mia città sorseggiando un calice di buon vino bianco fresco. Con la promessa di tornare ancora! Ciao Roma a presto!

veduta delle alpi austriache

HOTEL DAS CENTRAL: NEVE DI LUSSO A 5 STELLE

È sempre bello scoprire posti nuovi, soprattutto quelli di benessere e relax dove potersi riappropriare dei propri ritmi e spazi. Se aggiungiamo anche una buona quantità di neve e il gioco è fatto.

Questa volta abbiamo deciso di rifugiarci in Tirolo, a pochi km dall’Italia, in quel paradiso bianco chiamato Sölden (clicca QUI per vedere il video). Se non ci siete ancora stati vi consiglio di farci un pensierino, soprattutto se amate il contatto con la natura, le meravigliose piste da sci e l’aria che sa di pulito!

Tirolo

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